Valentina Durante – Copy & Story | Cupcake (favoletta vegana)
Storyteller, copywriter e web writer freelance. Scopri come una storia può “riscaldare” il posizionamento e rendere il tuo brand più umano e credibile.
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Cupcake (favoletta vegana)

 

C’era gran fermento nel regno di Sweetland: per la prima volta, dopo mezzo secolo dalla sua nascita, la regina festeggiava il suo cinquantesimo compleanno. Non era mai successo. C’erano stati venticinquesimi compleanni, trentesimi compleanni, persino quarantesimi compleanni… ma cinquantesimi compleanni, mai. Tutti i villaggi di Sweetland si preparavano al grande evento: a Dresstown si ricamavano vesti con fili d’oro e porpora; a Playtown si studiavano nuovi giochi e frizzi e lazzi per intrattenere l’augusta sovrana; a Sleeptown s’imbottivano materassi e guanciali perché, dopo tanto festeggiare, una grossa e grassa dormita era proprio quello che ci voleva.

Ma i più affaccendati erano gli abitanti di Caketown. C’era da capirli: era stato deciso che, visto l’amore smodato che la regina nutriva per i dolci (e questo nonostante fosse lunga e secca come una lisca di pesce), la cena di compleanno si sarebbe tenuta proprio lì. E allora c’erano torte da decorare, croccanti da caramellare, limonate da zuccherare… tutti avevano il loro gran daffare.

Una cosa però va detta, sul villaggio di Caketown. Da moltissimi anni vigeva una legge, introdotta dal mai dimenticato e mai abbastanza rimpianto sindaco Wellbred, che imponeva a tutti l’obbligo della gentilezza. E in cosa consisteva questa legge? In molti, tra giurisperiti e legislatori e avvocati, s’erano lambiccati il cervello per darvi un’interpretazione (il sindaco Wellbred era un uomo dalle larghe vedute ma dallo scarso senso pratico) ed erano giunti a questa conclusione: poiché il massimo della villania consiste nell’obbligare qualcuno a fare quello che non gli va, a Caketown nessuno aveva costrizioni di sorta. I panettieri sfornavano il pane quando avevano voglia di infornare, i calzolai risuolavano suole quando avevano voglia di risuolare e persino i galli chicchiriavano quando piaceva a loro. Ora, voi penserete che tanta libertà e opinabilità portasse all’anarchia totale. Niente affatto. Perché, obblighi o non obblighi, i cittadini di Caketown si erano resi conto che, a far le cose quando andavano fatte, avevano tutti da guadagnarci. E così, dopo una settimana di ozi e cuccagna che presto erano venuti a noia, i panettieri avevano ripreso a infornare tutte le mattine, i calzolai a risuolare le suole appena si bucavano, e i galli a levarsi assieme al sole. Anzi, a volte addirittura qualche minuto prima del sole.

Tutto bene, dunque, finché non giunse la notizia del compleanno della regina. Le mucche avrebbero dovuto dare il latte, ma si rifiutarono categoricamente di farsi mungere. «Il cinquantesimo genetliaco della sovrana accade una sola volta nella vita» dissero (le mucche sono bestie molto colte, se si ha la compiacenza di lasciarle parlare). «Preferiamo andare al torrente, a farci strigliare finché il mantello non è liscio e lucido come seta.» Fossero state solo loro! Anche le galline, che avrebbero dovuto fare le uova, non vollero proprio saperne: «Preferiamo andarcene per i campi» dissero, «a cercare margherite e fiordalisi. Vogliamo intrecciare corone di fiori per abbellire cresta e bargigli (le galline, e questo lo sanno tutti, sono uccelli molto vanitosi).» Niente uova e niente latte, dunque. Mister Baker, primo pasticcere di Caketown, era disperato: la sovrana aveva espressamente richiesto cinquecento cupcake; come fare, dunque, senza latte e senza uova? Che figuraccia davanti a tutti i dignitari del regno! Che umiliazione! E se alla regina fosse venuto lo sghiribizzo di fargli tagliare la testa?

Alla notizia, il suo cordoglio era tale che Mister Baker lasciò tutti gli ingredienti sparpagliati sul tavolo della cucina e se ne andò a letto, senza riordinare. Si dimenticò persino di togliere le mandorle dall’acqua di ammollo: le aveva messe in una grande caraffa (la sovrana aveva un debole per i cupcake di mandorle, così aveva preferito abbondare) e lì restarono tutta la notte, a gonfiarsi e a macerare.

Il mattino dopo Mister Baker si alzò al canto del gallo (da quando le galline se ne stavano tutto il giorno a becchettare per i prati, i galli, costretti alle faccende di casa a cui poco erano avvezzi, si erano fatti bellicosi e iracondi e il loro canto assai più gagliardo). Ancora sovrappensiero, cercò il latte per prepararsi la colazione. «Che sciocco» si batté una mano sulla fronte, «di latte non ce n’è.» Andò al tavolo della cucina e si accorse della caraffa, quella con le mandorle ammollo dalla sera prima. Prese un cucchiaio e un po’ per volta le raccolse dal fondo, per metterle dentro un tovagliolo pulito. «Sono gonfie e sfatte» si lagnò, «e adesso che ne faccio?» Una volta che il tovagliolo fu pieno, lo strizzò energicamente dentro la caraffa. Poi guardò. Dentro la caraffa non c’era più acqua, ma un liquido bianco che sembrava proprio latte. Con circospezione, Mister Baker ne prese una punta di cucchiaio e assaggiò: «Niente male» disse. Tuffò il cucchiaio per intero: «Il gusto è delicato però… buono, veramente buono.» Preso dall’entusiasmo, Mister Baker si attaccò direttamente alla caraffa: «Ma questo è come il latte, anzi… è meglio del latte!»

Riuscite a immaginarlo da soli, il resto? I cupcake di Caketown furono un tale successo che la regina non solo insignì Mister Baker del titolo di Gran Ciambelliere di Corte (sì, proprio ciambelliere e non ciambellano: a Sweetland la cura della ciambelle era assai più importante della cura del tesoro reale), ma decise che, da quel momento in poi, il suo compleanno si sarebbe festeggiato non una, non due, ma ben tre volte l’anno. E così, non si sa se per questo espediente o per la dieta vegana a cui si era tosto convertita, la regina regnò e visse fino a un’età così tarda che anche le leggende finirono col perdere il conto.

Cupcake: cover

Cupcake - pagina 1

Cupcake - pagina 2

Un libretto di ricette e di storie. Le ricette sono di cupcake preparati senza burro, latte e uova ma con soli ingredienti vegetali (dei cupcake vegani, in sostanza). Le storie sono delle piccole favole: perché i cupcake, che tecnicamente sono dolcetti (cake) cotti dentro tazze (cup), in Inghilterra sono chiamati anche fairy cake, dolcetti da favola.

Per questo progetto ci siamo fatti in quattro, anzi in cinque: le ricette sono di Bianca Minardi. Lo styling di Sabina De Rosso. La fotografie di Giuseppe Murador. Il graphic design di Veronica Presta. E le storie… beh le storie sono mie 😉

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