Valentina Durante – Copy & Story | Cielo
Storyteller, copywriter e web writer freelance. Scopri come una storia può “riscaldare” il posizionamento e rendere il tuo brand più umano e credibile.
19349
single,single-post,postid-19349,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,wpb-js-composer js-comp-ver-4.7.4,vc_responsive
 

fotografare (2)

 

Domenica, sul Montello. Ho alzato gli occhi, ho alzato il telefono, ho scattato questo pezzo di cielo.
Non è una gran fotografia: l’inquadratura è poco ragionata – avevo il sole negli occhi e ci vedevo male – il celeste del cielo è bello, le nuvole hanno una forma che non è una forma (come volevo che fosse), però ci sono quei rami e quelle foglie (sono robinie, il Montello ne è pieno), a destra e a sinistra e anche un poco sopra che forse guastano il tutto. O forse no. Ma il punto è che: io, ora, ci sto ragionando.
Ogni fotografia è qualcosa di necessariamente ritagliato da un insieme più ampio. Questo cielo era grandissimo, un cielo infinito – perché laddove finiva poi ricominciava, bastava spostarsi di poco per abbracciare con lo sguardo un nuovo campo visivo – ma in questo scatto è diventato un cielo limitato, finito. Un estratto della struttura continua del cielo.
Ma non è solo questo, questa fotografia non è semplicemente una parte finita di un cielo infinito. Questa fotografia si mostra come pura funzione del taglio ed è – a differenza del cielo non fotografato – una composizione.
La realtà non è una composizione. La realtà è non composta, scomposta, disordinata.
Quando facciamo arte (questa fotografia non è arte, beninteso: però m’interessa il concetto) noi creiamo – selezionando eliminando aggiungendo illuminando scurendo velocizzando rallentando eccetera – delle composizioni.
Comporre vuol dire porre assieme. Componendo, noi mettiamo assieme delle cose che non starebbero assieme, che sarebbero intrinsecamente disgiunte, slegate le une dalle altre. Quando componiamo un testo, mettiamo assieme, secondo una logica e una progressione, parole gesti eventi che nel loro presentarsi in natura non avrebbero né vera logica, né vera progressione.
Oscar Wilde, un giorno, di fronte a un bellissimo tramonto disse che: era un Turner riuscito male.
I tramonti nei dipinti di Turner sono composti, i tramonti che si presentano in natura no. La natura – e anche la vita nostra, che si esprime nella natura – è fatta di solitudini che condividono uno spazio e un tempo. L’arte invece no: è un luogo composto, un luogo dove accade lo stare assieme.
Per questo non possiamo (almeno, io non posso) farne a meno.

Cielo

Tags:

No Comments

Leave a Comment