Valentina Durante – Copy & Story | La proibizione
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La proibizione

Esistono cose desiderabili e vietate e cose desiderate in ragione del loro divieto. E allora io avevo piaceri molto piccoli e minutamente desiderabili, come quel piacere da niente di camminare a piedi nudi sul pavimento fresco, in estate. Tallone pianta e dita, potevo concedermi tutte le volte che volevo, e senza conseguenze. E quando negli anni a venire avrei frugato nell’infanzia in cerca della me stessa che riusciva a farsi bastare l’imitazione di una felicità normale, io sarei tornata spesso a quel punto preciso: prima del mio scoprirmi diminuita, menomata nel miracolo, prima della me stessa adolescente appesantita dai vestiti della madre, avrei cercato quei piedi nudi, il marmo, il caldo sonnolento. E i germogli che certamente pulsavano, fuori, sotto l’asfalto, per nascere.

La proibizione, è il mio romanzo di esordio, pubblicato da Laurana nel 2019. Questo che hai letto è un breve estratto dal primo capitolo.

Questa è la bandella, a firma di Giulio Mozzi:

Il prezzo più alto che si possa pagare per un gesto d’amore è l’odio della persona amata. Leni, protagonista de La proibizione, è prigioniera di un misterioso potere – ereditato dalla madre, che è fuggita affidandola alle cure di zia Eleonora. L’educazione di Leni viene condotta da Eleonora all’insegna di una regola inflessibile: non devi amare, mai, non devi amare, nessuno. Nemmeno te stessa. Ma è possibile non amare mai, non amare nessuno? Nemmeno sé stessi?

Con questo suo primo romanzo Valentina Durante ci consegna una storia semplice e terribile, narrata con una scrittura limpida, ipnotica, allucinata. E si candida a un posto di tutto rispetto nel panorama della letteratura italiana del nostro tempo.

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Rassegna stampa (in ordine cronologico)

Francesca Zammaretti, La proibizione di Valentina Durante è un romanzo di inaudita bellezza: “La gratitudine verso l’arte che sublima qualcosa che non avevamo mai sentito raccontare, e così, in maniera potente e naturale insieme. Che il non dicibile possa essere narrato, il proibito avere diritto di cittadinanza, ci restituisce una parte mancante, che forse era stata amputata”.

Irene Catanzariti, La proibizione: una recensione, “Emozioni in teoria dirompenti sono raccontate nel loro lento incoperchiamento e nel loro successivo erodere, quasi in sordina, i limiti imposti. La violenza nascosta di certi rapporti, violenza paludata anche da presunti atti di attenzione, è qui descritta in modo a mio parere mirabile”.

Claudia Grendene, La proibizione di Valentina Durante: “La prosa attenta, dallo stile impeccabile e paziente, colpisce soprattutto per la precisione visiva, quasi maniacale. Uno sguardo concentrato sul dettaglio, la perfezione del dettaglio come ossessione”.

Anna Valerio, “La proibizione”, quel pensiero affilato di Valentina Durante, per Il Giornale OFF: “Alla verità delle fiabe non si crederebbe, ma qui non si ha scelta. Si è vittime. Si deve credere per forza. La scrittura dell’autrice è talmente attenta e precisa che le si va dietro e basta”.

Alberto Trentin, LA PERFETTA SINEDDOCHE Oggetto, amore e desiderio ne La proibizione di Valentina Durante: “È come avere a che fare con una sorta di tragico mausoleo, in cui la permanenza non è data dalla volontà di ricordare, perpetuare, tracciare; bensì dalla necessità di mantenere visibile un monito che ricorda l’esiguo valore delle cose, separate dall’uso, negate allo sguardo”.

Angelo Di Liberto, Quando la famiglia diventa una tela di ragno, per La Repubblica Palermo: “L’autrice ha piena consapevolezza del suo mezzo espressivo, ha carattere e identità letteraria attraverso le quali sembra dirci che quando non si può separare si può uccidere”.

Elide Apice, “La proibizione” di Valentina Durante, per Sannio Teatri e Culture: “Scrittura limpida e precisa nei dettagli e nei particolari dell’antica casa e del giardino, dei fiori, di tutto ciò che circonda una dolorosa solitudine alla quale si è votati non per scelta, ma per una necessaria sottomissione. Un libro da leggere e rileggere”.

Giovanna Giolla, Valentina Durante, La proibizione, per Satisfiction: “La Durante gode di una lingua consapevole, di orientamento scientifico che descrive con mirabile precisione i legami tra la zia Eleonora, Leni, e il nuovo arrivato Daniele, suo figlio”.

Chili di Libri, “La Proibizione” di Valentina Durante (Laurana): “Questo romanzo d’esordio è ancestrale e viscerale. Con uno stile pulito e preciso nella scelta delle parole, Valentina Durante ci conduce in quest’anima profonda che è una casa piena di oggetti e silenzi, di scelte dolorose e ricordi”.

Micela Fregona per Cultweek: “Valentina Durante inventa un romanzo ossessivo, una storia di controllo e di abuso, di follia domestica e di salvazione”.

Sarah Maria Daniela Ortenzio, Quando la perdita è inevitabile: La proibizione, di Valentina Durante, per Lo Sbuffo: “La voce narrativa di Valentina Durante è seducente nella scelta lessicale e nella costruzione dei periodi: ora si fa lirica, ora allucinata, ma mai scontata o prosaica. È forse questo l’aspetto più pregevole di questo romanzo, e certamente quello che più stupisce, trattandosi di un’opera prima”.

Alessandra Fontana per La lettrice controcorrente: “L’esordio di Durante è potente, per me indimenticabile. Consigliato per chi ha voglia di leggere una storia difficile, raccontata in maniera originale e consigliato per chi ha voglia di abbandonarsi senza chiedersi dove stia andando”.

Emanuela Canepa, Battaglia sul corpo del figlio, per L’Indice: “La proibizione è un libro dotato di talento e nitore. Quel punto di luce che si colloca equidistante tra la limpidezza delle immagini, la bellezza della lingua, e la verità dello sguardo”.

Marco Terracciano, Prima e dopo la pubblicazione: come cambia un romanzo, per I libri degli altri.

Paola Biribanti per il Mangialibri: “l’autrice dimostra bravura e mestiere – Valentina Durante è una copywriter e consulente di comunicazione –, come anche nella prosa asciutta, misurata, che non si compiace”.

Giuseppe Rizzi, “La proibizione”: il piacere del dominio e della sottomissione, per Il Rifugio dell’Ircocervo: “L’autrice ricama e descrive un rapporto così complesso con un tale nitore che è qualità rara per un esordiente”.

Demetrio Paolin, Zia e nipote, un maledetto Eden per due, per La Lettura del Corriere della Sera: “Una scrittura interessante, precisa al limite del parossisimo, con un montaggio della storia che fugge la banalizzazione della trama”.