Valentina Durante – Copy & Story | le spighe di grano si piegano morbide al vento...
Storyteller, copywriter e web writer freelance. Scopri come una storia può “riscaldare” il posizionamento e rendere il tuo brand più umano e credibile.
19462
single,single-post,postid-19462,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,wpb-js-composer js-comp-ver-4.7.4,vc_responsive
 

le spighe di grano si piegano morbide al vento…

 

Le spighe di grano si piegano, morbide, al vento: i campi – tagliati tutti pari, tutti uniformi – scorrono veloci fuori dal finestrino: assomigliano alla pelliccia di un grosso animale biondo. Davanti a me è seduto un uomo giovane, con i capelli neri e la pelle abbronzata: indossa un completo blu scuro, una cravatta a righe, una camicia grigio chiarissimo; porta i capelli tutti incollati in testa, passati e ripassati con il gel: luccicano, quasi, come la carrozzeria di un’automobile nuova. Io la mia auto non la ho più, penso, l’ho lasciata a mio marito (ex marito, mi dico, ex marito): ne avevamo una sola, in comune, era più sensato che la tenesse lui. Tanto, con il lavoro che faccio… Anzi, che non faccio più: a Treviso ci vado al massimo una volta la settimana, adesso: l’agenzia è vicina alla stazione, il treno è più che sufficiente. Fra i polpacci, contro il sedile, l’uomo tiene una valigetta ventiquattrore, in tessuto sintetico verde bottiglia. La stringe, serrando ritmicamente i polpacci, come per paura che gli sgusci via, a ogni movimento del treno. La stessa cosa fa con gli occhi, mentre guarda fuori dal finestrino. Ha occhi di un colore pieno, denso, marrone scuro, quasi nero: sembrano immobili contro il vetro, ma in realtà fanno un piccolo scatto, anche loro, ritmicamente, da sinistra verso destra. Sembra che si stiano appropriando di ogni singola immagine, come una macchina fotografica: sì, riesco a sentirne il rumore, un sottilissimo clic! a ogni movimento della pupilla, l’otturatore che si apre e si chiude, o forse assomiglia al ronzio d’ape che fanno le vecchie polaroid: come mi piacevano le polaroid! Come mi piacerebbe, penso, poter catturare le immagini, le cose, le persone, riuscire a tenerle con me. Non lasciarle più andare.

Non ho più soldi: il mio ex marito mi passa – sì e no – quattrocento euro di alimenti. Pago seicento euro di mutuo, in inverno quasi duemila euro di riscaldamento: nessuno ce la farebbe, da solo. Sono tornata da mio padre. Non puoi fare altro, ha detto lui; e poi è la soluzione migliore, no? per tutti e due. Non è che sia la soluzione migliore, penso (l’uomo, adesso, ha preso dalla valigetta ventiquattrore un telefono cellulare: molto grande, molto complicato): è che me la faccio andar bene. Come sempre, del resto, come tutto.

 

[Questo è un estratto dal romanzo: “Registro generale dei cadaveri non identificati”. L’immagine di copertina è di Mario Giacomelli.]

Tags:

No Comments

Leave a Comment