Valentina Durante – Copy & Story | un ricordo di Scianna
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un ricordo di Scianna

 

Mio padre non voleva saperne: “Il fotografo!” diceva, “Vuol fare il fotografo!”
Dava in escandescenze proprio, calciava le sedie, batteva i tavoli.
“Il fotografo!” diceva, “Vuol fare, lui, questo scemo qui, il fotografo! Uno che ammazza i vivi e resuscita i morti!”
Io la portata filosofica di quella frase l’avrei capita solo molti anni dopo: leggendo Oliver Wendell Holmes, il Roland Barthes della “Camera chiara”. Ma mio madre non era un filosofo, mio padre era un uomo dall’anima pratica. E per lui quella frase – “il fotografo è uno che ammazza i vivi e resuscita i morti” – aveva un significato letterale: voleva dire ne più né meno di ciò che diceva.
Nel mio paese, quando ero bambino, c’era un solo fotografo: Coglitore. Non è un nome perfetto, Coglitore, per uno che fa fotografie?
Il mio era un paesetto piccolo della Sicilia, con poca gente: e c’erano, in quegli anni, parecchi vecchi che non si erano mai fatti fotografare. Non possedevano fotografie, nemmeno una. I figli, allora: “Papà, mamma, perché non ti fai fare un bel ritratto?”. E il papà, la mamma: “Sì, magari già stampato sull’ovale”. Sentivano puzza di sfiga, e col fischio che si mettevano in posa.
Poi succedeva questo: che papà, mamma, da tanto vecchi che erano poi morissero. Senza una foto da mettere sulla tomba. E qui, veniva chiamato Coglitore.
Coglitore faceva un bel primo piano del morto, con gli occhi chiusi. Poi, direttamente sulla lastra, a matita, disegnava gli occhi aperti.
“Non pare vivo?” diceva, presentando la foto. “Sì sì, più vivo di quando era vivo” dicevano tutti.
E Coglitore diventò uno specialista in ritratti del caro estinto.
Ma succedeva anche questo: che a Coglitore, per campare, toccasse fare dei ritratti anche alle persone vive – vive per davvero. Ma tanto aveva preso mano con i morti, che le fototessere per i passaporti, le carte di identità, venivano tutte fuori un po’ cadaveriche.
“Uno che ammazza i vivi e resuscita i morti”, diceva mio padre: una definizione così straordinaria del mestiere di fotografo non sono più riuscito a trovarla.

[Questa è una mia rielaborazione da un ricordo di Ferdinando Scianna (in “Autoritratto di un fotografo”). La foto, ovviamente, è di Scianna; quella sulla sinistra è Asia Argento)

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